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Lords of Knowledge è un Gioco di Ruolo tradizionale (carta & matita) con un'ambientazione a metà tra fantasy e fantascienza fatto di Acciaio, Magia e Tecnologia.

Il gioco può essere liberamente scaricato e distribuito sotto licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Condividi allo stesso modo 3.0.

Ultime Notizie

: Il tempio del Dio del Sole Post dal blog

ROAD by ° ° (wangchen-cg)

Giungla di Tiwia, sera del 1° ahoer pieno (22 settembre)

Bastiano fa conversazione con Skidso per migliorare la sua conoscenza della lingua kragan. Scopre che creano piccoli gruppi famigliari e che le loro comunità sono composte da "una mano di mani" di individui. Le comunità sono guidate da un anghmara (ossia uno sciamano). Anche tra gli anghmara c'è una gerarchia, ed il loro capo è alla guida di tutti i clan. Le femmine kragan si distinguono dai maschi principalmente dalla coda tozza e lunga, è per questo che Skidso è convinto che il gruppo sia composto da soli maschi. La coda è un segno di debolezza, in quanto impedisce alle femmine di cavalcare i lupi, mentre i maschi non hanno problemi con la loro coda corta e sottile.

Quella dei kragan è una cultura guerriera. In passato hanno combattuto prima contro i hroak e poi tra di loro. Sembra ci sia stato uno scontro tra il clan delle tre paludi ed il clan del lago, ma poi gli scontri si sono interrotti perché sono arrivati gli animali giganti che hanno reso difficile i contatti tra i due clan.

Skidzo racconta di aver viaggiato molto più di ogni altro kragan e conosce i pericoli della giungla: parla dei cinquemani, delle bestie giganti e di strani alberi delle paludi che trascinano le prede all'interno del tronco per digerirle.

Nel frattempo Diomira si apparta per eseguire dei rituali. Quando torna la seguono quattro scimmie di differenti razze. Sembra che le scimmie che l'hanno seguita dal Tempio del Re Scimmia non fossero comuni animali ma incarnazioni di spiriti che ora sono al suo comando.

Giungla di Tiwia, mattino del 1° tehner pieno (23 settembre)

Si decide di risalire il fiume finché possibile per poi proseguire a piedi. Ed infatti dopo un paio di ore di risalita le sponde diventano molto ripide, e si decide di risalirle prima che la pendenza diventi eccessiva. Si sgonfiano quindi le barche per proseguire a piedi fino a superare la cascata. Inizia a piovere.

Terre brulle di Tiwia, mattino del 2° ahner pieno (25 settembre)

Dopo due giorni di pioggia e di alternanza tra tratti a piedi ed in barca si raggiunge una zona molto strana. La giungla lascia improvvisamente il posto ad una pianura di terra brulla e arsa dal sole. E' come se una colonna di luce squarci il cielo mentre alle spalle continuano incessanti le piogge battenti.

La voragine, primo pomeriggio del 2° tahner pieno (26 settembre)

Dopo un altro giorno di cammino si intravede dietro delle dune sassose una strana costruzione, due pareti triangolari di roccia che si elevano verso l°alto come due vele. Formano tra di loro un angolo di novanta gradi, ed i lati perpendicolari al terreno si fronteggiano come due guerrieri in posa di combattimento. Distano tra loro una decina di metri, e svettano per circa venticinque. I lati perpendicolari al terreno recano un'apertura a semicerchio, e le due aperture formano un grande cerchio di cielo su una tela di arenaria. Avvicinandosi si scopre che le "vele" sono erette in corrispondenza di un gigantesco pozzo largo quarantacinque metri e profondo almeno sessanta. Al centro della cavità si erige una colonna ottagonale di pietra scura che sembra in parte assorbire la luce ed in parte rifletterla. Sui fianchi delle "vele" delle claustrofobiche rampe di scale si immergono nella roccia per spuntare in corrispondenza di una piattaforma sospesa a circa cinque metri nella voragine. La piattaforma poggia su un lato interno della cavità, e nella parete corrispondente c'è un'enorme incisione di un volto stilizzato, simile in tutto e per tutto a quello nell'artefatto sferico. Da un lato (a sinistra osservando l'incisione) la passerella si interrompe nella parete arcuata, dall'altro scende in una larga rampa di scale che però si interrompe bruscamente dopo pochi metri.

Aileen si sente stranamente attratta dal fondo della voragine, che dalla posizione attuale non è possibile vedere a causa della distanza e delle ombre quasi innaturali.

Ad intervalli irregolari lungo quello che sembra un percorso a spirale verso il fondo ci sono dei tozzi  reggi-torcia di pietra con sopra un largo cristallo trasparente.

Il volto incute un certo timore reverenziale anche se è un semplice volto scolpito nella roccia. Secondo qualcuno potrebbe rappresentare il dio del Sole.

Diomira esamina meglio il cristallo e capisce che dentro di esso c'è uno specchio. Yelena realizza che si tratta di un "mezzo specchio" ed il cristallo serve per dividere in due un raggio di luce. Mentre stanno analizzando il cristallo si accorgono che questo reagisce alla vicinanza degli artefatti. Avvicinandoli il cristallo si solleva dalla sua posizione e si ferma a mezz'aria. In base alla posizione assunta dal cristallo Yelena stabilisce che i due raggi di luce rifratti si proiettano uno verso la colonna nera al centro ed uno al cristallo successivo. Controllando le traiettorie notano nel muro un piccolo buco di circa due centimetri di larghezza e profondità che dovrebbe rappresentare il punto di origine della luce, o forse il punto di arrivo. Forse i cristalli sono azionati da qualcosa che è sotto. Combinando la luce della torcia elettrica e quella emessa dagli artefatti, Diomira e Yelena riescono ad indirizzarla verso un cristallo. Il raggio di luce viene effettivamente riflesso verso il cristallo successivo, e con un rumore di rocce che sfregano tra di loro si estende dalla parete la successiva sezione della rampa di scale. Servirebbero  però almeno due torce e molta precisione per arrivare in fondo, dato che non appena si smette di proiettare il raggio di luce sul cristallo le rampe di scale si ritraggono nella parete.

Bastiano è divorato dalla curiosità e solo dopo che gli altri hanno fatto tutti questi esperimenti trova il coraggio di affrontare le rampe di scale che danno sulla piattaforma sospesa. Appena arrivato si distrae cercando ogni tipo di traccia. Scopre che un tempo doveva esserci un ponte che dalla passerella portava alla sommità della colonna nera. Il ponte deve però essere stato intenzionalmente smantellato, dato che gli alloggiamenti dei picchetti sono stati chiusi con pezzi di pietra opportunamente lavorati. Convinto che ci sia qualcosa sulla sommità della colonna importuna Diomira finché non la convince ad inviare Nimrod. Lo spirito dall'aspetto di rapace compie una manovra circolare dall'alto sopra la colonna e quando torna dalla sua padrona le comunica di aver visto inciso nella pietra nera il volto di un felino...

Fine cinquantaquattresima puntata.


Diario a cura di Bastiano
Revisione a cura di Ohmnibus
Immagine (c) ° ° (wangchen-cg)

: Ungharaf il portatore di morte Post dal blog

Skidso (Henry M.I.A 1957 by Daniel Midholt)

Giungla di Tiwia, 14° tahner pieno (19 settembre)

Rodrigo utilizza ancora una volta il rituale che gli permette di mettere in comunicazione due menti, così Diomira e Skidso iniziano a scambiarsi immagini mentali. Con enorme stupore di tutti dopo pochi minuti Skidso inizia a parlare la loro lingua, dicendo che per lui è sempre stato facile capire le lingue straniere - non che gli sia capitato frequentemente di farlo.

Il kragan si rivela una grande fonte di informazioni. Non è in buoni rapporti con la tribù: è sempre stato trattato male e alla fine è stato allontanato per avere allungato le mani sulla "anghmara" (ossia la sciamana). Proviene dal clan delle tre paludi, ma parla anche del clan del lago, probabilmente quello con cui il gruppo ha fatto il primo incontro. Sembra che i due clan non siano in stretto contatto tra loro. Lui è diventato un nomade eremita e vive  nella giungla di quel poco che raccatta. Il gruppo, preoccupato per l'imminente stagione delle piogge, chiede come fanno i kragan a sopravvivere agli acquazzoni, ma Skidso non capisce e si limita a dire che quando non piove c'è l'acqua sotto, e quando piove c'è l'acqua anche sopra.

Interrogato sulle quattro creature umanoidi delle storie dei hroak (i portatori di torcia, arco e lancia, più la figura sulla nuvola) dice che hanno disseminato distruzione tra le tribù delle paludi, ma sconfissero ungharaf, il distruttore dall'unico occhio, che portava morte con "il potere dei muscoli" e quello dell'occhio velenoso che "chiunque guarda muore". Alla descrizione del faraglione di Torana, Skidso dice che potrebbe essere ungharaf, o forse una sua rappresentazione o la sua forma pietrificata. Da quel che sa quando l'occhio si apre "è molto male".

Skidso sembra riconoscere l'entità oscura incontrata da Aileen, ma sa gran ché in merito: questo genere di storie è conosciuto bene solo dagli anghmara (gli siamani).

Il gruppo chiede al kragan se conosce l'ubicazione di altri templi, e tutto contento dice di sapere dove sono "cose fatte di bella pietra".

Bastiano è molto interessato ad imparare la lingua dei kragan per conoscere meglio i suoi nemici e saper loro dire delle frasi ad effetto prima di mandarli ai creatori.

Interrogata in merito Yelena conferma che la Corporazione sarebbe molto interessata alla collaborazione di Skidso, se lui è d'accordo a seguire il gruppo fino a Torana. Diomira non si trattiene dal sottolineare ancora una volta la cupidigia della Corporazione e dei suoi collaboratori, ancora ferita per il tradimento sul segreto degli hroak. Aileen confessa che anche per lei è sempre stato facile apprendere nuovi linguaggi, ed infatti è già in grado di parlare la lingua dei kragan. "Quindi lo sgorbio non è poi così utile", pensano i più avidi, domandandosi quanto valga per la Corporazione il suo cadavere...

Ad ogni modo Skidso viene ritenuto degno di fiducia e liberato. Il kragan sembra accettare di buon grado l'idea di fare da guida al gruppo, perché anche a lui piace esplorare. Dopo aver intrattenuto un po' la compagnia con il bizzarro suono di uno strumento mai visto prima, si addormenta per terra russando sonoramente. 

Durante la notte, nel suo turno di guardia, un rumore di ramo spezzato attira l'attenzione di Bastiano. Avvicinatosi all'origine del suono ha l'impressione di essere caduto in una trappola, e decide di utilizzare il "metodo Silvy", per cui raccoglie una grossa pietra e la lancia su uno strano cespuglio spinoso. Colpito di striscio, il cespuglio emette un suono di fasciame spezzato decisamente più intenso di quanto ci si potrebbe aspettare, di fatto svegliando tutto il gruppo. Intervenuto sul posto Rodrigo ricorda di aver letto di questi "cespugli rumorosi" i cui rami contengono sacche di gas sotto pressione che amplificano il suono quando vengono spezzati, probabilmente per tenere lontani gli animali.

La notte procede senza altri incidenti.

Giungla di Tiwia, 14° sener pieno (20 settembre)

L°indomani mattina viene fatta una deviazione di un giorno per raggiungere le "rocce belle" di cui parla Skidzo.

Nascosti da rovi emergono sezioni di pareti in pietra appartenuti ad edifici ormai crollati e inglobati dalla giungla. Affiorano i resti di una strada di cui è possibile intuire solo la direzione, che da un lato sembra essere il tempio centrale, mentre dall'altra parte ci sono, in lontananza, le montagne. Sulla parete esterna di uno degli edifici più grandi ci sono dei motivi di figure antropomorfe simili per stile a quelle del tempio della grotta. Sono raffigurati anche strani uccelli a forma di pipistrello e dei "cinquimani" stilizzati.

Wotan si aggira tra le rovine, ed osservando con attenzione giunge ad alcune conclusioni. La prima è che il posto deve essere stato abbandonato almeno 600 anni prima. La seconda è che, in base alle raffigurazioni dei cinquimani, gli umanoidi erano di taglia leggermente inferiore a quella dei llud. Infine stabilisce che la società era guidata da sacerdoti, ed i culti venerati erano legati non tanto alla vegetazione quanto alla fauna. Sembra ragionevole pensare che potessero venerare il dio mostratosi ad Aileen nell°oscurità.  

Giungla di Tiwia, sera del 14° nehener pieno (21 settembre)

Dopo essere tornati al fiume ed essersi accampati, il giorno dopo il gruppo si rimette in barca con l'idea di risalire fin dove possibile il secondo affluente del lago, quello che secondo i hroak è sbarrato da una cascata. La sera tirano in secco le imbarcazioni e preparano il campo a pochi km dal punto in cui le sponde del fiume sembrano innalzarsi. Di lì a poco il fiume potrebbe smettere di essere navigabile. La compagnia si prepara ad affrontare un'altra notte, mentre le piogge sembrano essere sempre più incombenti.

Fine cinquantatreesima puntata.


Diario a cura di Bastiano
Revisione a cura di Ohmnibus
Immagine (c) Daniel Midholt

: Enigmi nell°oscurità Post dal blog

Dead Snake Valley by robin saether

Tempio delle scimmie, sera del 13° enhor pieno (17 settembre)

Il campo viene allestito qualche centinaio di metri dal teatro dello scontro: è troppo tardi per rimettersi in viaggio e tra le scimmie ed i tentacoli si reputa che la zona possa essere sicura.

Attorno al fuoco ci si pone molte domante. Aileen è entrata in contatto con un'entità potentissima, forse una divinità. Racconta che i suoi poteri, che ha dall'infanzia, sull'isola si sono come risvegliati ed intensificati.

Si suppone che i kragan fossero loro addosso perché percepivano questi suoi poteri, quindi le suggeriscono di usarli se non lo stretto indispensabile. Bastiano si offre di proteggerla e si propone di fornirle una lista di persone che lui ritiene degne di punizione da parte della maschera - in particolare una certa fuorilegge dai poteri simili a quelli di Aileen.

Per quanto riguarda il viaggio si decide di tornare al lago. In base alle condizione meteorologiche decideranno poi se puntare al terzo tempio oppure se tornare a Torana.

Tempio delle scimmie, notte del 13° enhor pieno (17 settembre)

Aileen fa il turno di guardia con Bastiano. Il combattente le chiede se è in grado di percepire poteri simili al suo allo stesso modo di come faceva la sciamana. Le chiede di provare su di lui, nella speranza di essere egli stesso legato a queste terre - magari per via della sua spada. Ma Aileen non percepisce nulla se non un misto di ansia e speranza. Aileen racconta di aver posseduto da sempre questi poteri, ma di averli usati raramente per via delle reazioni di chi era presente. Sembra tuttavia che in caso di pericolo si inneschi un meccanismo di difesa che la aiuta nell'utilizzo del potere.

Rodrigo e Wotan fanno il secondo turno. Il primo è preoccupato dai poteri della ragazza, mentre il westan è più rassegnato e si domanda quando li ucciderà. Ferretti è convinto che se Aileen dovesse entrare nel tempio innescherebbe poteri troppo pericolosi per tutti, e vuole evitarlo a tutti i costi, lasciando sottintendere metodi estremi.

Diomira e Silvy fanno l'ultimo turno. La custode passa la notte a interrogare i suoi libri di religione. Ha la conferma che molte divinità legate allo Yang sono associate al buio o all'oscurità, mentre altre sono associate a forme feline, ma in nessun caso le due rappresentazioni sono usate per la stessa entità. Racconta a Silvy che quando si entrò in contatto con le popolazioni di Arborea e Torrida si ebbe un'ulteriore conferma della tangibilità degli dèi perché i culti coincidevano - sebbene ci fossero differenze minori. Alcuni rumori nel bosco attirano l'attenzione delle ragazze, per scoprire che si tratta di un gruppetto di scimmie la cui attenzione è attratta da Diomira. La custode le avvicina e le carezza, creando un legame che perdurerà anche nei giorni seguenti.

Giungla di Tiwia, 14° ahner pieno (18 settembre)

Aileen è preoccupata dal modo in cui Yelena si è astenuta di prender parte alle discussioni della sera prima. La osserva attentamente nella speranza di capire cosa le passa per la testa, ma sembra chiaro che la giovane sia concentrata sulla figura di Giannunzio e su quanto siano scolpiti i suoi pettorali.

La compagnia sta viaggiando lungo una cornice rocciosa quando durante una pausa Diomira inavvertitamente urta lo zaino con le razioni e le fa precipitare a valle.

La valle in questione è appena 10 metri più in basso, e ospita una fitta vegetazione - così fitta da aver spinto la compagnia a preferire la cornice rocciosa.

Fatto sta che Silvy e Bastiano si calano per andare a recuperare le provviste. Arrivati sul fondo vedono, riverso su alcuni tronchi spezzati, il corpo di un enorme serpente. La creatura sta ancora sanguinando, e lo zaino giace tra le sue spire. Silvy fa per legare la corda ad una delle sue frecce speciali quando la vegetazione fruscia pesantemente ed appare una mangusta grande come un pachiderma. Silvy si pietrifica e Bastiano si mette in posizione difensiva in attesa di sviluppi. Le scimmie che seguivano Diomira fuggono impaurite. Dall°alto la custode urla a Yelena di estrarre il cristallo per tentare di controllare il titano, ma a quelle grida la bestia alza lo sguardo minacciosa in direzione della voce. Wotan si cala frettolosamente urlando a Bastiano di non attaccare l°animale, ma la bestia sembra non gradire l'intromissione rumorosa e nel cercarne la fonte incrocia invece gli sguardi di Bastiano e Silvy, ancora immobile con la freccia incoccata.

Wotan si avvicina e grazie alla sua capacità di comunicare con gli animali lo convince che non hanno cattive intenzioni e di continuare il suo pasto. La mangusta gigante allora inizia a trascinare via il pesante corpo del serpente fino ad essere inghiottiti nella foresta.

La borsa viene recuperata e Silvy raccoglie una grossa squama sanguinolenta per chissà quali scopi.

Giungla di Tiwia, 14° tahner pieno (19 settembre)

Diomira racconta che durante la notte ha studiato il bastone del Re scimmia, scoprendo che può allungarsi a piacimento fino a trenta metri ed è in grado di sostenere un peso enorme. Sembra impossibile romperlo, ed ogni tentativo lo fa semplicemente accorciare. Ha una chiara aura di attrazione nei confronti delle scimmie, e sembrano essere presenti anche altri poteri latenti non ancora identificati.

La compagnia raggiunge il ponte dove hanno incontrato per la prima volta la sciamana kragan. Sembra essere stato rinforzato da viticci naturali la cui crescita è stata in qualche modo accelerata.

Dopo circa mezz°ora si sentono delle imprecazioni in una lingua sconosciuta provenire dal bosco. Secondo Wotan sembrerebbe qualcuno che si sta lamentando per essere caduto in una trappola, forse si tratta di un kragan. Avanzando cautamente si accorgono trattarsi effettivamente di un cavalcalupi la cui gamba è incastrata in una ramificazione a V, la caviglia messa in trazione da un cappio teso irraggiungibile dalle sue mani. La creatura è piuttosto brutta anche per gli standard dei kragan. Quasi completamente calvo, i lati e la parte posteriore della testa sono caratterizzati da una chioma di capelli impazziti. Il vestiario è stranamente colorato per gli standard dei kragan visti finora, sebbene i colori siano molto slavati. Anche il volto è colorato, da pitture blu, anche se l'attenzione è catturata dagli incisivi larghi e sporgenti. Sembra capire almeno in parte la lingua parlata dal gruppo, e si presenta come Skidso. Legato e liberato dalla trappola viene portato da Rodrigo per stabilire un ponte mentale, ma si rifiuta di farlo in prima persona, cosicché Diomira ancora una volta viene convinta a comunicare con lo straniero per mezzo dei poteri del Ferretti.

Fine cinquantaduesima puntata.



Diario a cura di Bastiano
Revisione a cura di Ohmnibus
Immagine (c) robin saether

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